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Dante? Dante Rockstar, libro di Giuseppe Attardi

Dante? Dante Rockstar, libro di Giuseppe Attardi
Dante? Una popstar, libro indaga l'influenza del Sommo Poeta sui cantautori

Dante Alighieri? Una popstar. Ma anche un metallaro e un rapper. Nel Novecento l’autore della Divina Commedia è il “Top of the Pop“, è il più citato dai parolieri fra i classici della letteratura italiana, «perché in realtà è l’autore che ha codificato la struttura stessa della poesia-canzone d’amore, che nasce dalla sofferenza e dalle lacrime e si nutre di malinconia e nostalgia». Ne è convinto, e lo dimostra testi alla mano, il giornalista e critico musicale Giuseppe Attardi, autore del libro “Dante rockstar. L’influenza del Sommo Poeta nella storia della musica pop”, fresco di stampa da Contanima (pagine 176, euro 12, disponibile anche in e-book).

Se la presenza del gigante della letteratura italiana nel canzoniere patrio è spesso conseguenza di reminiscenze scolastiche, è forse più sorprendente rintracciarlo oltre i confini nazionali: Attardi indica “prove” che conducono a brani di artisti anglosassoni come Bob Dylan, Leonard Cohen, David Bowie, Kurt Cobain, Thom Yorke, Derrick Green dei Sepultura, Tangerine Dream, Coldplay.

L’immaginario dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso è stato declinato in tutte le lingue e in tutti i generi musicali: pop, rock, metal, progressive, jazz, elettronica, indie, rap. La Scuola Siciliana, lo Stil Novo, e soprattutto Dante dalla Vita Nova alla Commedia, sono “luoghi” metafisici nei quali cantautori come Fabrizio De André, Bruno Lauzi, Roberto Vecchioni, Francesco Guccini, Franco Califano, Luigi Tenco, Lucio Battisti e Mogol hanno scavato in quell’onirico misterioso che è il linguaggio delle assonanze.

Come e perché Dante sia riuscito ad attraversare non solo “la selva oscura” del suo mondo ultraterreno rimanendo vivo, ma anche settecento anni senza diventare un fantasma, una mummia, viene spiegato da Attardi ricorrendo a centinaia di canzoni, tra gli altri di Vinicio Capossela, Clementino, Simone Cristicchi, Giuliano Sangiorgi, Biagio Antonacci, Francesco Gabbani.

Anche Gianna Nannini, distante da Dante non solo cronologicamente ma anche ideologicamente (lei ghibellina senese, lui dal cuore guelfo) ha attinto dalla Commedia. La rocker senese, nel 2007, ha dedicato un intero album e dodici canzoni alla figura di Pia dei Tolomei, “Pia come la canto io”.

La Divina Commedia ed i suoi personaggi continuano ad adattarsi ai tempi, a restare di attualità, a diventare metafore di un nuovo Medioevo. Se ne accorge anche la musica indie con i Marlene Kuntz. Nell’album “Nella tua luce”, proprio nel brano che apre il disco e gli dà il titolo, Cristiano Godano, frontman della band piemontese, si rivolge alla sua musa Beatrice come un nuovo Dante Alighieri, per poi andare a declinare una più moderna dimensione della donna (Adele), non più solo “metafora di luce” angelicata come all’epoca del poeta toscano.

Nel 2010 i Baustelle pubblicheranno l’album “I mistici dell’Occidente“, titolo anche di una antologia vertiginosa curata da Elémire Zolla (insieme a Cristina Campo), di esseri umani che con il linguaggio hanno tentato, da Dante a Giovanni della Croce, di rinnovare il verbo di Dio.

Con suggestioni surreali, Dante e Beatrice si confondono con Rosa e Olindo, una delle tappe del viaggio nei nostri incubi che Colapesce e Dimartino conducono nell’album “I mortali” (2020). I due musicisti siciliani trasportano l’amore angelicato all’interno di un episodio da cronaca nera, la strage di Erba in cui i coniugi Olindo Romano e Angela Rosa Bazzi uccisero i vicini di casa. Olindo e Rosa vengono accomunati ad altri due amanti della Commedia da Bonnot. L’ex Assalti Frontali, all’anagrafe Walter Buonanno, nel brano “Storia di un imprecato”, interpretata con la partecipazione di Caparezza, li mette a confronto con Paolo e Francesca. Grazia Di Michele in Paolo e Francesca”, inserita nell’album “Il mio blu” (2015), prende a pretesto la storia dei due amanti di dantesca scrittura per raccontare di tempi in cui ci spendiamo dietro a passioni meno carnali e più vacue.

A Dante e Beatrice s’ispira anche Biagio Antonacci nel brano “In mezzo al mondo”, come risalta nella frase “Grazie a questo straniero sorriso ho capito che c’è il paradiso”, in cui l’autore paragona implicitamente la donna a un angelo, il cui serafico sorriso è capace di aprirgli le porte del paradiso, trasportandolo in un mondo trascendente. Visione che ricalca quella del terzo stadio dell’amore descritto da Dante nella Vita nuova: la donna è un angelo, e l’amore che l’uomo prova per lei lo innalza fino a permettergli di ricongiungersi con Dio.

Insomma, Dante continua a essere una costante nel pop nazionale. Basta pensare a “Tra le granite e le granate” (2017), tormentone estivo di Francesco Gabbani che ha per ritornello “Lasciate ogni speranza voi ch’entrate“, oppure “Ragazza Paradiso” in cui Ermal Meta fa sfoggio di stilnovismo moderno: “Nel tuo sorriso / Beatrice non avrebbe niente da insegnarti / Ragazza paradiso”. Senza dimenticare il rap, perché come dice Clementino: «Dante già era un rapper… Perseguitato politico, scriveva in rime, quindi rapper a tutti gli effetti. Nel 2021 è ancora attuale».

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