la cerimonia

Giornata nazionale dei Camici Bianchi, il ricordo di 3 medici siracusani

Giornata nazionale dei Camici Bianchi, sulla lapide i nomi di 2 medici siracusani
Sono quelli dell'endocrinologo Salvo Arena, di Renato Piantaldi e di Nellino Carbé

Celebrata, ieri, anche in Sicilia, a Villa Magnisi, storica sede regionale dell’Ordine dei Medici a Palermo, la “Giornata nazionale dei Camici bianchi” per onorare la memoria dei medici italiani caduti durante la dura lotta al Covid-19.
“Il Covid-19 - ha sottolineato il presidente dell'Ordine dei Medici di Siracusa, Anselmo Madeddu- ha fatto riscoprire i valori più alti, più umani, caritatevoli, di una professione, come quella medica, che troppo spesso negli ultimi anni è stata, purtroppo, fatta oggetto di vili aggressioni,anche fisiche. Tre i concetti chiave che in questa guerra ancora in corso, sebbene il vaccino stia offrendo una barriera di difesa strategica, non possono essere ignorati e che richiedono attenzione, secondo Madeddu: “memoria proattiva”; “tensione civile” e “coesione sociale”.
Al termine della cerimonia, gli assessori regionali alla Salute e ai Beni Culturali e i presidenti degli Ordini hanno scoperto la lapide su cui sono stati incisi i nomi di alcuni medici siciliani deceduti per Covid. Il presidente Anselmo Madeddu ha voluto fortemente che tra questi nomi figurassero anche quelli di due medici siracusani, recentemente scomparsi, e molto amati dalla città: il dottor Salvo Arena, giovane endocrinologo dell’Ospedale Umberto I, e il dottor
Renato Pintaldi, indimenticato pioniere della medicina dello sport a Siracusa.
“Salvo Arena era un ragazzo fantastico – ha ricordato Anselmo Madeddu - un generoso, un puro, che amava alla follia la sua professione, onorandola con un alto profilo scientifico. Renato Pintaldi era un gran galantuomo, un uomo di straordinarie doti umane e professionali che ha fatto la storia della sua disciplina in città. Ma sento il dovere, in questa occasione, di ricordare anche un altro stupendo collega vocato per il prossimo, il dottor Nellino Carbè, che ci ha lasciati nei giorni terribili della prima ondata in un lontano ospedale del nord Italia”.

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