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Musumeci e il Dpcm: "Chiederemo una deroga per ristoranti, cinema, teatri"

Musumeci e il Dpcm: "Chiederemo una deroga per ristoranti, cinema, teatri"
L'iniziativa raccoglie i consensi di due esponenti di Italia Viva, Giovanni Cafeo e Cosimo Burti

“Ho riunito il governo regionale per proporre a Roma una deroga, un protocollo a due tra Stato e Regione per rivedere qualche aspetto del Dpcm”.
Lo annuncia a Tg2 Post il presidente Musumeci facendo riferimento alle richieste giunte da parte degli operatori economici più colpiti dal nuovo provvedimento e che gli chiedono di replicare il modello di Trentino e Alto Adige, che hanno posticipato alle 22 le chiusure dei ristoranti.
“Il Dpcm ci lascia perplessi - specifica infatti Musumeci - quando stabilisce la chiusura alle 18 di ristoranti, bar, pizzerie. Determina situazioni penalizzanti. Perché - chiede allora il governatore - se in questo momento è possibile far lavorare alcune categorie non lo si deve fare? Stare in un teatro o in un cinema a tre posti di distanza è una cosa che si può fare. Così come è più sicuro sedersi a tavoli distanziati di un metro piuttosto che stare in piedi.
Quando il dato epidemiologico non dovesse più consentirlo - conclude - saremo i primi a chiudere, ma per adesso perché farlo”.

L'iniziativa raccoglie i consensi di Giovanni Cafeo, parlamentare di Italia Viva e segretario della III Commissione ARS Attività Produttive e dell’assessore alle Attività Produttive del Comune di Siracusa, Cosimo Burti: "Se il Presidente sosterrà con forza la necessità di applicare una proroga anche in Sicilia - dichiarano - siamo certi che per questa giusta battaglia troverà ampio e trasversale sostegno anche in Parlamento.
“Non c’è dubbio - aggiungono - che l’ultimo Dpcm sia nato con forti criticità, alcune delle quali ataviche, come l’abitudine di renderlo noto agli amministratori e alle organizzazione di categoria soltanto “ex post”, ma per risolverle almeno in parte - concludono - basterebbe cominciare a dare fiducia ai ristoratori, ormai abituati ad applicare con successo i loro efficaci protocolli di sicurezza, spesso più stringenti delle normative nazionali”.

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