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Siracusa, Alosi: "la querelle sul sistema di monitoraggio ambientale Simage è un modo per spostare l'attenzione dal piano di risanamento"

Siracusa, Alosi: "la querelle sul sistema di monitoraggio ambientale Simage è un modo per spostare l'attenzione dal piano di risanamento"
Così Roberto Alosi, segretario generale della Cgil di Siracusa, puntando il dito contro il mondo della politica

Un modo per spostare l'attenzione dal tema del piano di risanamento. Così Roberto Alosi, segretario generale della Cgil di Siracusa, interviene nella querelle sul sistema di monitoraggio ambientale Simage.

"Negli anni ’80 la questione ambientale emerse prepotentemente nel dibattito sindacale con l'esigenza sociale di porvi rimedio, tenendo insieme – per quanto difficile - occupazione, benessere, salute, sicurezza sul lavoro, ambiente. E’ in quegli anni che si iniziò a porre il tema della responsabilità sociale delle imprese e della utilità delle stesse nell'ambito dello sviluppo, ma nel rispetto delle popolazioni. Anni di lotte ma anche di momenti di confronto, che portarono a una prima stesura dell’Accordo di programma sul risanamento, firmato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, risiglata nel 2008 quando si stipulò un nuovo Accordo di programma per la riqualificazione e la bonifica del Sito Industriale Inquinato di Interesse Nazionale di Priolo per il quale fu stimato il costo complessivo di 778,5 milioni di euro, somme a carico dello Stato, della Regione e delle stesse aziende. Oggi, eccezione fatta per alcuni interventi di piccolo calibro rispetto a quanto previsto dall’accordo di programma, nessuna opera significativa di risanamento è mai stata realizzata".

"La prima dotazione finanziaria per la riconversione dei siti industriali inquinati, tra cui il polo industriale di Priolo, risale al 21 dicembre 2007, con la delibera Cipe n°166, che stanziava 3,9 miliardi di euro. Il 5 marzo 2008 si stipulò, al Ministero dell’Ambiente, un Accordo di programma che impegnava il Governo per 284,80 milioni di euro (da attingere dagli oltre 3 miliardi citati), la Regione per 274 milioni e il sistema delle imprese per 219,7 milioni. Il 6 marzo 2009, una nuova delibera Cipe annullò le risorse assegnate alle bonifiche. Il 26 marzo 2009, in un incontro al ministero dello Sviluppo economico, si apprese che dei 26 siti industriali nazionali da bonificare, fra cui Priolo, solo 3 (Fidenza, Massamortara e Ravenna) avrebbero beneficiato di 50 milioni di euro. La situazione restò stagnante fino al marzo 2011, data in cui il ministro Prestigiacomo affermò che per la bonifica del sito di Priolo c’erano 60,8 milioni di euro del Ministero e 50 milioni della Regione. E dopo quell’annuncio, il nulla. Ora si smetta di parlare del nulla, e politica e aziende comincino a tenere fede agli impegni assunti nel 2008 per risanare questo martoriato territorio. Inutile spendere soldi per monitoraggi ambientali, visto che sull’inquinamento esistente nessuno ha dubbi".

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