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Siracusa, stop ai blocchi in portineria nella zona industriale: il ministro Salvini incontra il Prefetto, ma non la Cgil

Siracusa, stop ai blocchi in portineria nella zona industriale: il ministro Salvini incontra il Prefetto, ma non la Cgil
"Una scelta di infantilismo politico e un'occasione di confronto mancata che nasconde imbarazzo, mancanza di argomentazioni, autoreferenzialità ed autoritarismo antidemocratico. - commenta la Cgil."

Prima l'incontro con la stampa, poi colloquio in Prefettura con il Prefetto Luigi Pizzi, e infine il comizio in piazza tra proteste e manifestazioni. Questa, in breve, la tappa siracusana del ministro dell'Interno, Matteo Salvini, di ieri.
Porte chiuse in Prefettura dove, da quanto è dato sapere, si è discusso anche della famosa ordinanza Prefettizia che vieta i blocchi in portineria nella zona industriale come forma di protesta. "Nessuna novità in vista" - solo questo trapela dal palazzo della Prefettura. Insomma, è stato un incontro istituzionale e basta.

Un capitolo importante per questa città che, da subito, si è mobilitata per dire e urlare il suo No a quel provvedimento che, pare, da quanto scritto sulle pagine de L'Espresso, sia frutto di un'interlocuzione direttamente con la Russia.
Ma di questo il ministro poco ha parlato, anche durante le interviste con i giornalisti ai quali ha risposto con poche e secche battute: "Da ministro ho la facoltà ed il compito di dialogare con tutti, ma nessun peso hanno avuto le mie parole su quell'ordinanza".
Resta il fatto che all'incontro con la Cgil, chiesto esplicitamente dal sindacato, Salvini si è sottratto.

"Una scelta di infantilismo politico e un'occasione di confronto mancata che nasconde imbarazzo, mancanza di argomentazioni, autoreferenzialità ed autoritarismo antidemocratico. - commenta la Cgil - Un pessimo segnale da parte di un Ministro della Repubblica del nostro Paese, espressione del popolo italiano e che al popolo non risponde dopo aver giurato fedeltà alla nostra Carta Costituzionale."

La CGIL, ha fatto sapere tramite nota stampa, che avrebbe voluto porre al Ministro 3 domande:
"1) Come mai un Ministro della Repubblica italiana abbia sentito il bisogno di rispondere prontamente al governo russo piuttosto che preoccuparsi di capire ed ascoltare le ragioni di un territorio esasperato dalle tensioni sociali causate proprio dalla spregiudicatezza del colosso industriale russo (Lukoil) che generosamente ospitiamo nel nostro distretto industriale?
2) Come mai un Ministro della Repubblica italiana accoglie l'invito di un paese straniero a "normalizzare" le tensioni sociali ed occupazionali che esplodono dinanzi alle portinerie industriali e non interviene invece sul colosso petrolifero russo per chiedere conto e ragione dell'impegno assunto al momento dell'acquisto della raffineria Isab di Siracusa di un investimento di un miliardo e mezzo per ammodernamento tecnologico, risanamento ambientale e prospettive strategiche di sviluppo di cui si sono perse letteralmente le tracce?
3) Come mai un Ministro della Repubblica italiana non abbia sentito il bisogno di capire le vere ragioni di un territorio industriale martoriato, offeso, sfregiato che rischia di sprofondare in una irreversibile crisi ambientale, sociale ed occupazionale e, al contrario, abbia deciso di inasprire pericolosamente il livello di tensione sociale utilizzando strumenti repressivi che non appartengono alla nostra storia e al nostro territorio?"

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