UNO SPARO NEL BUIO

APPELLO DI ETTA: Per favore non ci abbandonate di Etta Formosa

APPELLO DI ETTA: Per favore non ci abbandonate di Etta Formosa

Ciao a tutti, mi chiamo Etta e ho compiuto 2 anni una settimana fa (orientativamente, però; la mia data di nascita esatta non la saprò mai, ma poco mi importa). Sono qui per chiedervi un favore personale, anzi canino: diffondere e veicolare quanto leggerete. Non vi chiedo di condividere necessariamente il post nella sua forma, ma almeno di diffonderne il contenuto. Avete ragione, le catene sono una rottura di croccantini, un sacco di stupidaggini, un sacco di fake news (come voi bipedi le chiamate), ma in questo caso vi chiedo di fare uno sforzo, non per me che mi sono già salvata, lo chiedo per tutti i miei fratelli e sorelle quadrupedi che questa estate rischieranno di finire sotto le ruote di un’auto o moriranno di stenti e di caldo.
Io sono stata abbandonata quasi due anni fa, non ricordo niente della mia breve vita precedente, so soltanto che devo aver preso un po’ di botte perché i primi tempi, quando il mio amico Bruno sfilava la cintura dai pantaloni o prendeva il bastone della scopa per togliere qualche briciola, io scappavo e mi andavo a rintanare sotto il tavolo. Negli ultimi 18 mesi, per fortuna, le cose sono cambiate e non scappo più.
Come sappiamo è cominciata quella stagione che noi quadrupedi pelosi detestiamo: ogni estate si registra la punta massima di percentuale di cani abbandonati in Italia. Parlo di un numero che va dai 20.000 ai 45.000 di fratelli e sorelle abbandonati e, quindi, consegnati ad una probabilissima, orribile fine (per non parlare dei gatti che sono molti di più). Credetemi, io ne so qualcosa, sono stata ritrovata dai miei salvatori Martina e Max sull’autostrada che collega Avola a Noto. Mi hanno certamente legata al guard rail, la corda si è sciolta ed io ho cominciato a camminare spaesata e terrorizzata fra le automobili che sfrecciavano di fianco a me. Per giunta pioveva fortissimo ed è anche per questo che tutti i miei amici mi considerano una miracolata. Fortunatamente, in mezzo a questo inferno, vedo accostare una macchina dalla quale scendono Martina e Max che mi afferrano e mi fanno salire a bordo. In pratica mi salvano la vita. La nobile categoria di Martina e Max è sempre più popolata, fortunatamente. Molto del merito va alle campagne di sensibilizzazione, ed è per questo che vi chiedo di non fare economia nel far girare il messaggio sui social. Ma se da un lato il trend di chi rispetta gli animali è in crescita, quello di chi non ha il dono della considerazione per gli altri, non è in forte decrescita. Prendiamo la categoria dei cacciatori, per esempio, dai quali forse c’è poco da aspettarsi, visto che ammazzare gli esseri viventi solo per passatempo o per colmare le gravissime falle umane che molti di loro presentano, non costituisce un esempio di sensibilità. Per colpa dei cacciatori, fra l’altro, la percentuale di abbandono dei cani raggiunge vertici altissimi alla fine delle stagioni venatorie.
Roberto Pani, docente di Psicologia clinica all’università di Bologna, ha dichiarato che chi abbandona o causa la morte degli animali abbia un’immagine di se stesso che riecheggia un senso di indegnità. Qualche ragione antica deve aver creato in lui un senso di vuoto, di squallore, di inconsistenza. Forse queste persone non sono state considerate adeguatamente, non hanno sentito lo spessore della loro identità, si sono sempre percepite anonime. Pertanto la colpa che deriva dall’abbandonare, maltrattare, uccidere un animale è superata dal bisogno inconscio di negare gli affetti, i sentimenti e le emozioni, perché è questo che si sono raccontati per tanto tempo.
Il mio amico Rocky della villetta a fianco, che ha molta più esperienza di me, sostiene che le persone descritte dal Prof. Pani siano tante, tantissime. Rocky mi ha confidato che gli umani non hanno pietà neanche per i loro simili, che entrano in conflitto fra loro per questioni di danaro, che non si interessano dei loro fratelli, che li lasciano affogare, che li scacciano dall’ingresso dei supermercati, li insultano perché sono neri, gialli, bianchi, rossi. Ma vi immaginate cosa succederebbe se anche noi quadrupedi ne facessimo una questione di colori?! E poi, scusate, non sono gli umani che si vantano di appartenere ad una razza animale superiore, dotata di intelligenza e ragione? Roba che se l’intelligenza umana porta questi risultati, io non la voglio manco regalata!
Scusate per la divagazione, ma ce l’avevo sul groppone questa vicenda dell’intelligenza dei bipedi parlanti; torniamo al nostro tema principale. Mi chiedo spesso che ne sarebbe stato di me se la mia sorte fosse stata diversa. Fra l’altro mi sarei persa un sacco di gioie, corse, coccole, merluzzetti bolliti e poi, un po’ immodestamente, devo dire che anche il mio amico Bruno avrebbe perso l’occasione di provare emozioni e sensazioni fortissime. Una volta gli ho sentito dire che, da quando ci sono io, si sente un uomo migliore, che ha riscoperto un bel po’ di valori, che ha più rispetto degli altri ed è meno intollerante. Allora mi chiedo: perché i bipedi parlanti continuano ad abbandonarci? Questa estate non fatelo, vi prego, sono molte più le gioie che vi diamo che l’impegno che chiediamo. Grazie.

ETTA

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