UNO SPARO NEL BUIO

TROLLS, HATERS ED ALTRE MERAVIGLIE BRUNO FORMOSA

TROLLS, HATERS ED ALTRE MERAVIGLIE: Come è cambiato (in peggio) l’universo dei social forum
TROLLS, HATERS ED ALTRE MERAVIGLIE:
Come è cambiato (in peggio) l’universo dei social forum
 
La partita si gioca tutta lì, sul Web. Finito l’interesse per le vecchie Tribune politiche, tramontato l’appeal dei Talk in cui il giornalista faceva le domande ed i politici rispondevano, in televisione rimangono soltanto le aie chiassose dei vespagiletti&co. In rete, invece, si decidono ancora le sorti politiche, economiche e sociali dello stivale. Detta così parrebbe il trionfo della democrazia dell’opinione se, come al solito, tutto non fosse sciupato dagli stessi navigatori, nello specifico da quei mistificatori specializzati della rete che hanno ormai raggiunto lo status di “Professionista”. I seminatori di fake news non si trovano solo fra i prezzolati giornalisti di scuderia (sarebbe tutto più riconoscibile, altrimenti) sono la casalinga di Treviso, il bracciante lucano ed il pastore abruzzese, è il nostro collega d’ufficio, il compagno di calcetto, l’estetista, l’insegnante. E’ la categoria dei Fake news navigator, stipendiata direttamente dalla politica e composta di profili fantasma (Troll) gestiti da individui senza scrupoli, connessi ai social per diciotto ore al giorno, ribattendo aggressivamente alle opinioni contrarie ai principi del loro padrone; la sottocategoria degli Haters, invece, è popolata da persone reali che ci mettono la faccia (e molto spesso ce la rimettono) sciorinando le loro opinioni radicali ed integraliste per puro e sacro furore ideologico e/o di appartenenza. Quasi sempre gli Haters sono sobillati dalla categoria dei Trolls, alla quale i primi finiscono per appartenere inconsapevolmente, veicolando e ribattendo le fake news senza alcuna verifica. E’ qui che divideremo la sottocategoria degli Haters in due “sotto/sottocategorie”, la prima (Simply hater) di chi sceglie di cancellare il post dopo essere stato avvertito, e la seconda di chi, nonostante ciò, decide di non rimuovere la bufala adducendo motivazioni quali: “…vabbè, non sarà vera la notizia come dici tu, ma quante volte succede?!” Questa è la categoria che chiameremo “Fucking head hater”, che è purtroppo molto più diffusa di quanto non si creda.
Ovviamente tutto ciò finisce per condizionare pesantemente le scelte elettorali di una larga fascia di italiani.
 
La verità è che non sappiamo tenerci stretto ciò che semplicemente migliora o potrebbe migliorare la nostra vita; andiamo a scaricare i rifiuti negli angoli più suggestivi delle nostre campagne, non ci facciamo scrupoli nell’ingannare il nostro migliore amico per mere ragioni di convenienza personale, utilizziamo i social network per spargere livore, falsità, e per vomitare il veleno che la nostra anima suggestionata ed impaurita produce. I tempi belli di Facebook sono stati emozionanti per me, era gradevole confrontare le mie opinioni con persone che ho sempre stimato ma che forse non avrei mai conosciuto nella vita reale, da Roberto Alajmo a Tiziana Ferrario da Gianni Scipione Rossi al compianto Sebastiano Gesù, da Lino Patruno a Claudio Gregori, da Pappi Corsicato a Diego Cugia; magari senza l’ausilio di Facebook non avrei mai trasformato in amicizia la semplice conoscenza di Giuseppe Lazzaro Danzuso, Elvira Seminara, Antonio Di Grado, Paola Minaccioni, Francesco Scimemi, l’indimenticabile Mariella Lo Giudice e tanti altri amici delle più diverse estrazioni ideologiche. Discettando di musica, teatro, cinema, letteratura, politica, o semplicemente cazzeggiando sulla tastiera, ho imparato un mucchio di cose ed ho passato momenti memorabili fra un pensiero ed una botta di sivo. Adesso, invece, si sono perse le tracce feisbucchiane di quelli di loro che, stanchi della china imbarazzante che il social forum ha preso, si collegano raramente o hanno deciso di cancellarsi. Anche per alcuni di noi è così; se in passato la mia frequentazione era pressoché quotidiana, adesso si è considerevolmente ridimensionata; le liti da cortile, gli insulsi proclami di sedicenti politicanti in cerca di visibilità, le bufale, le immagini stucchevoli prodotte in serie e corredate di scritte che inneggiano genericamente alla bontà ed all’amore. Dice: “Facebook lo fai diventare quello che vuoi, con le richieste di amicizia che scegli di accettare o formulare.” E’ vero, ma in alcuni casi ignorare una data richiesta non è proprio possibile, perché è un lontano parente ad inviarla, perché proviene da qualcuno che non vuoi deludere, perché semplicemente ti ispira la foto o qualcosa scritto sul post di un amico comune. Inoltre avere la puzza sotto il naso o scegliere un contatto esclusivamente in funzione delle accertate affinità comuni, rappresenta l’esatta negazione delle ragioni stesse di un social forum, che tale è per definizione, anche se poi il rischio è quello di vedere smaterializzarsi l’interesse verso quello strumento che in passato aveva avuto ben altre connotazioni.
Un’altra cosa: ricevere da Facebook stesso una risposta assolutoria per la segnalazione di un profilo od una pagina che inneggia al Fascismo, all’odio razziale, all’omofobia, alla misoginia, e di contro vedersi bloccato il profilo per aver pubblicato una fotografia di Helmut Newton [ www.grandi-fotografi.com/helmut-newton ] o la copertina di un disco di James Brown che ritrae una donna a seno nudo, non aiuta di certo a riequilibrare il rapporto in via di sgretolamento, lasciando FB nelle mani di coloro che ne fanno un uso tutt’altro che disinteressato. Che peccato!
 
 

L’editoriale
di Bruno Formosa.

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