al teatro comunale

Siracusa, "Clitennestra. Voi la mia coscienza, io il vostro grido": in scena il 2 febbraio

Siracusa, "Clitennestra. Voi la mia coscienza, io il vostro grido": in scena il 2 febbraio
L'opera teatrale, che racconta due tragedie, una antica e l'altra moderna, vuole indurre il pubblico ad avere una personale visione dei fatti

Mitologia e cronaca nera si fondono e si intrecciano perfettamente in "Clitennestra. Voi la mia coscienza, io il vostro grido", l'opera teatrale che sarà rappresentata il 2 febbraio prossimo al Teatro comunale di Siracusa dalla compagnia Nike Teatro con la regia della siracusana Alessia Tona.
Frutto di un lavoro collettivo, l'opera rappresenta, con un linguaggio contemporaneo, la tragedia familiare di Clitennestra e il massacro di Novi Ligure, che vide protagonisti in negativo Erika e Omar. Due vicende, due tragedie che sono la riprova della ciclicità della storia.

"Questa volta però - ci racconta la regista Alessia Tona, siracusana - il giudizio finale, il verdetto, non si trova all'interno dell'opera. Spetterà al pubblico decidere cosa è giusto e cosa è sbagliato, cosa è il bene e cosa è il male, dando voce alla propria coscienza. Dobbiamo - aggiunge - per dovere umano avere una nostra visione dei fatti".

Lo spettacolo, infatti, mette in evidenza lo sfruttamento del dramma come strumento mediatico, e non come spunto di riflessione umana che è invece l'obiettivo che si vuole raggiungere.

"Abbiamo costruito l'opera - continua la regista - come un grande ingranaggio, in cui la musica e il movimento sono protagonisti e in cui l'attesa e la suspence dominano".

L'opera teatrale, arriva per la prima volta in Sicilia, dopo il debutto a Roma nel 2017 e dopo aver vinto il Premio della critica di Tradizione Teatro, Premio UT 35 di Napoli 2016 e Premio miglior attrice UT 35 Napoli 2016.

All'emozione del debutto si aggiunge per la regista un motivo in più: dirigere un'opera in quel Teatro comunale che da ragazzina la emozionava anche solo a guardarlo da fuori: "All'epoca era ancora chiuso - ci racconta - riuscivo a sbirciare dentro da una finestra da dove si intravvedeva il retropalco e io già sognavo".

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