UNO SPARO NEL BUIO

“BUONISTA” ed altri epiteti di BRUNO FORMOSA

“BUONISTA” ed altri epiteti
A noi siciliani, ma quanto ci piacciono le classificazioni. Sarà perché siamo personcine ordinate la cui esistenza dipende dalla giusta collocazione e conservazione delle cose; le calzette gialle nel cassetto, lo svitol nello stipetto degli utensili, il viagra nel contenitore dei medicinali ed infine le persone... già, le persone.

E’ fondamentale che il confronto con gli altri debba avvenire attraverso accorgimenti che ci tengano al riparo da sgradevoli episodi; dobbiamo sapere chi abbiamo di fronte, insomma, e per questo tendiamo a classificare anche le persone. Noi, per uscire deliberatamente allo scoperto deschermati, detastierizzati, demousizzati, abbiamo bisogno di granitiche certezze, perché una cosa è insultare qualcuno su Facebook, ricevendo la minaccia “Appena ti viru peri peri ti fazzu girari comu ‘n tuppettu”, (promessa mai mantenuta: fortunatamente al sud il tempo tecnico perché la collera venga smaltita è di 18/24 ore) ed altro farlo de visu, provocando nell’interlocutore quella peculiare qualità di rabbia che non riuscirà ad evaporare nel volgere di qualche minuto, che è poi il tempo necessario perché si produca e si riceva una collezione di papagni. Molto più comodo e prudente risulta farlo su Facebook.
Se on line dai del coglione a qualcuno, al massimo potrai ricevere uno stronzo di ritorno, al quale potrai replicare con un bel testa di cippo (che quest’anno si porta assai) al quale farà eco, probabilmente, quella che da qualche settimana è considerata la parola più à la page fra i vocaboli che compongono le conversazioni griffate di questa fantastica ed inebriante estate italiana. Tramontati per sempre gli “attimini”, spariti i “particolare”, dispersi i “nella misura in cui”, un nuovo esercito di termini e locuzioni ha invaso le chat, gli sms e le conversazioni sotto l’ombrellone.
Riportiamo uno stralcio del saggio recentemente pubblicato del Prof. Furbo Sormona, cattedratico emerito della Facoltà di Non Rispondere all’Università del Cassaro, dal titolo: “Io lo so il fatto com’è che è” (edizioni Flavia Vento Editore).
[…citeremo adesso le più rappresentative voci entrate recentemente nell’uso comune della nostra lingua.

  1. Busta di fave: Persona di sesso femminile non particolarmente avvenente
  2. Camomìllati: Esortazione amichevole a tenere una condotta serena e riservata
  3. AlaLibera: Di persona dal comportamento inelegante, deriva dalla sincrasi di Resalibera ed Alagona (due stradine ortigiane dalle caratteristiche non prettamente residenziali)
  4.  Mr. Wallet: Individuo dalla contenuta propensione ad effettuare spese ed acquisti
  5. Squirtare per qualcuno: Trovare attraente un individuo di sesso maschile
  6. Rosicare: Metafora che indica principalmente l’attività del tifoso di Calcio che, dopo aver assistito alla sconfitta della sua compagine, non farà altro che recriminare sull’andamento della partita, talvolta con argomenti capziosi, chiamando in causa l’arbitraggio, la sorte, gli avversari. Il verbo è sovente usato dai tifosi juventini più oltranzisti a danno di interisti, milanisti e torinisti

Una citazione a parte merita il verbo Uozzappàre che assume due distinti significati:

  1. Condividere una frase, un’immagine, un filmato o una clip audio avvalendosi di un’applicazione di messaggistica denominata Whatsapp
  2. Nel profondo sud, sollecitazione non benevola all’espletamento di attività rurali, diretta ad individui che abbiano formulato giudizi ed opinioni non condivise

Nella redazione di questa risicata ma probante lista non possiamo esimerci dal citare l’aggettivo sostantivato che racchiude tutte le fiamme di un’accademica querelle etimologica diretta all’auspicio di nettàre il termine stesso dalle scorie che in tempi recenti ne hanno invaso l’humus, minandone il corretto sviluppo.
 “Buonista è un’apostrofe che crea confusione nell’interlocutore, gli fa sorgere il dubbio dell’equivoco, la criptica ansia dell’inafferrabile, impianta il tarlo dell’impenetrabile. Il limbo etimologico nel quale il lessema è sprofondato, costringe sovente quest’ultimo a vestire panni non suoi. Recenti studi, che hanno visto lo sforzo sinergico di ben cinque Accademie, rappresentate da colleghi glottologi, semiologi, etnolinguisti, filologi e psicologi di chiara fama, riferiscono di aver intercettato la catena che accompagna l’aggettivo dalla sorgente del suo significato originario alle foci delle moderne e non accreditate definizioni, che riportiamo a seguire.

  1. (Nel linguaggio recentemente introdotto da Facebook) di persona che inconsapevolmente si rende complice dell’invasione razziale cui l’Italia sarebbe sottoposta. Il designato buonista assume il ruolo di comprimario di accesi dibattiti che si concludono sempre con le seguenti proposizioni: “Ma perché non li ospiti a casa tua?”, “E i nostri disoccupati, allora?!”, “E i malati italiani, invece?!”, “La pacchia è finita!”, “Che cosa avete fatto voi finora?”, “…e comunque io non sono razzista”, “E perché, il PD…?!”, “…si, si, ho capito che non sei di sinistra, ma che cosa avete fatto voi di sinistra prima?”
  2. Soggetto che utilizza, quale corrispettivo economico di merci acquistate presso un esercizio di vendita, quei ticket (o buoni) che i datori di lavoro consegnano ai sottoposti, in occasione di turni di lavoro prolungati.
  3. Indulgente assaggiatore di alimenti, avvezzo alle sperimentazioni culinarie
    1. -Come ti sembra questa zuppa di filetti di salmone su un letto di Nutella all’anice?
    2. -Buona!
  4. Ostentazione di buoni sentimenti, di tolleranza e benevolenza verso gli avversari da parte di un uomo politico; è termine di recente introduzione ma di larga diffusione nel linguaggio giornalistico, per lo più con riferimento a determinati personaggi della vita politica.
  5. Operatrice dell’infanzia in possesso dei necessari requisiti atti all’ammansire gli infanti che le sono stati affidati
    1. -Come sono stati i bambini oggi?
    2. -Buoni, buoni.

 

  1. Termine utilizzato ad minchiam da parte di individui che palesano la mancata conoscenza di alcuno dei significati di cui sopra.

 
Nota: in tempi recenti la definizione n.6 risulta la più utilizzata, particolarmente in disquisizioni e/o contrapposizioni politiche che spesso si trasformano in sterili discussioni fra persone non compatibili e/o portatrici acritiche di slogan ed assunti ascoltati distrattamente durante i dibattiti televisivi]
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Ringraziamo il Prof. Sormona per averci concesso la facoltà di pubblicare una parte del suo libro che, vi ricordiamo, è in vendita nelle principali librerie e rivendite di pistole sparachiodi, al costo di € 24,00 con in regalo un biglietto del pullman per l’Arenella ed un panino con sassaeiùstel.
 
Continuando il nostro excursus, esistono, poi, gli acronimi, molto comodi per via della loro brevità e inintelligibilità. La valenza eufemistica delle abbreviazioni consente di mantenere una certa eleganza, pur alludendo ad un’azione o condizione in modo tutt’altro che signorile.
-F.D.M. (Figura di merda) -M.C.M… (Ma chissi minchiati…) -A.UB.C’A. (Arrivò u babbu c’alasticu)
 
Cade a fagiolo un pezzo di Alessandro Robecchi su Il Fatto quotidiano di un paio di giorni fa. Nell’Insultario 2018 del giornalista è compreso anche il famigerato termine. Il catenaccio dell’articolo recita: “Un bugiardino da sfogliare sulla spiaggia, magari mentre si partecipa al linciaggio di un venditore ambulante”. <Buonista: Parola talmente inflazionata e lisa che non darebbe conto parlarne. In breve, serve ad identificare chiunque abbia una posizione non goebbelsiana nei confronti del mondo (Joseph Goebbles è tristemente noto per essere stato il feroce gerarca nazista a capo della propaganda del Terzo Reich, n.d.r.) Se non vuoi che il ladro di polli venga impiccato, sei buonista. Allo stesso modo se vuoi tirare un salvagente ad uno che sta affogando. Ci limiteremo a dire che l’abuso di questo insulto è dettato dall’incattivimento collettivo e dal nervosismo indotto dall’insicurezza sociale, per cui il buonista sembra un nemico degli usi e costumi correnti. L’espressione “buonista” è ormai in fase discendente e si usa spesso a sproposito (tipo “Mussolini fino al ’38 è stato anche buonista.”)>
Secondo Robecchi, il termine Buonista vivrebbe una fase discendente della sua agitata esistenza, ma per i siracusani non è così, ed il motivo è semplice: noi le tendenze le troviamo noiose e per questo abbiamo cominciato da poco ad utilizzare (spesso felicemente a sproposito) una parola sul cui significato non abbiamo mai indagato.
Eccerto, qui al sud fa troppo caldo, lo scirocco ci annienta, l’afa ci paralizza, però, quando si tratta di mitragliare minchiate on line, alcuni di noi sparano il fancoil al massimo e danno il meglio di se stessi.
 
BRUNO FORMOSA

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