UNO SPARO NEL BUIO di Bruno Formosa

Interrogativi d’appendice sul ballottaggio

Francesco Italia, Paolo Reale, il Mago Omar o Lady Barbara? Interrogativi d’appendice.
Ci sono domande per le quali non esiste risposta, oppure, se esiste, non la conosce nessuno, che poi è la stessa cosa. E’ vero, esistono anche risposte senza domande, e di solito queste appartengono alla categoria “Estiquaatsi”, però bisogna conoscere l’omonimo grande capo Cherokee per poterne godere a pieno. Una risposta senza domanda di gran moda da qualche tempo è “Io non sono razzista, però…” affermazione che solitamente precede una botta di razzismo epocale, talvolta inconsapevole e quindi ancora più subdola.

Il breve campionario che segue rappresenta alcune delle domande che turbano i sonni miei e quelli di altri sfarinati come me. Ciascuno di voi avrà le proprie domande, naturalmente, e sarà impegnato nel trovare le adeguate risposte. Esistono anche i più fortunati, quelli che si fanno una domanda e si danno una risposta: Marzullo, per esempio.
Alcune delle domande che ci frullano in testa da anni sono:

  1. Qual è il nome di battesimo di Mr. Bean?
  2. Ci hanno creato gli alieni? E se si, non potevano impegnarsi di più?
  3. Perché gli stabilimenti industriali del siracusano fanno un po’ quello che cacchio vogliono, in barba alle leggi e fottendosene comodamente degli abitanti di quelle zone e delle loro vite?
  4. Quando Tom Waits smetterà di suonare, che fine farà la musica nel mondo?
  5. E’ eticamente e democraticamente corretto che vengano rimossi dai nostri contatti di Facebook alcuni muti convitati di pietra (come li chiama Antonio Di Grado) che appaiono raramente e solo per sparare delle cazzate disumane su temi che ritengono di conoscere a menadito quali Il riscaldamento planetario nel contesto del paleoclima recente, la scoperta del Bosone di Higgs, gli studi universitari condotti dall’ex senatore Razzi ed altre questioni di specifica competenza scientifica?
  6. Come si preparano le bietole al pomodorino che ci cucinava la nostra amica Anna?
  7. A chi vanno i diritti d’autore della Bibbia?
  8. Cosa si aspetta ad inserire Pepe Mujica nei libri di storia ed indicarlo quale esempio di quelli che dovrebbero essere i reali valori della politica?
  9. Coseno, logaritmo e calcolo vettoriale possono essere cucinati insieme?
  10. Che lavoro faceva Mr. Wolf prima di risolvere problemi?

C’è poi una serie di domande che tutti i siracusani stanno rivolgendosi in questi giorni, così come succede ad ogni ricambio dell’amministrazione pubblica: che fine farà Siracusa? Tornerà ad essere un po’ più vivibile oppure è destinata  a soccombere definitivamente? Il nuovo sindaco sarà accorto, sensibile all’ambiente, alla cultura, al lavoro? Sarà attento ai bisogni degli anziani, delle famiglie, dei giovani, dei disoccupati? Riuscirà a dare a Siracusa una delineata connotazione turistica, al momento lasciata al caso? Riuscirà a dotare Siracusa di un servizio di trasporto urbano degno di questo nome? Valorizzerà il personale del Comune oppure lo bypasserà come al solito con consulenti esterni a volte inutili?
Ecco, queste sono domande con i controfiocchi, e chi vi dirà di avere già in tasca la risposta, in un senso o nell’altro, meriterà il vostro scomposto anatema ed il soprannome canzonatorio di Mago Francois o Mago Omar, se uomo, oppure Lady Barbara, in caso contrario.  Quelli appena citati, lo spieghiamo a quanti, per ragioni anagrafiche, non hanno fatto in tempo a conoscere i giganti dell’avanspettacolo televisivo citati, sono personaggi che si piccavano di predire il futuro a pagamento. Capitava di beccarli in tv alle prese con la zia Sarina o con nonno Anacleto oppure con la giovanissima GGGiessica che chiedeva telefonicamente di svelare cosa il futuro tenesse in serbo in fatto d’amore, danaro, lavoro, guarigioni. I chiromanti stendevano le loro carte su un tavolo ricoperto da un finto raso rosso comprato alla fiera, assumevano la postura e l’espressione del  chirurgo che si appresta ad effettuare un intervento di trapianto dell’ipotalamo e cominciavano a decifrare queste benedette carte con consumata perizia, sbagliando sistematicamente le previsioni. Era consuetudine, infatti, che la zia Sarina ritelefonasse durante una delle successive dirette televisive del mago, per contestare vibratamente il responso, in quanto non corrispondente all’accaduto. Ciò che la telespettatrice riceveva di ritorno non erano frasi granché amichevoli. Il Mago Francois era solitamente molto diretto e, senza tanti fronzoli, cominciava ad insultare l’interlocutrice, gridando al complotto: “Chi ti paga, eh?! Chi ti paga?!”, e subito dopo aver imposto alla regia l’interruzione del collegamento telefonico, spiegava a tutti i fedeli ascoltatori che l’invidia è una brutta cosa e che i suoi colleghi/concorrenti erano molto scorretti, chiosando con l’immancabile “Che le stelle sìino con voi e la vostra famiglia”.
Differente e ben più flemmatica era la reazione del Mago Omar, un corpulento signore dagli occhi buoni che parlava con un delizioso accento a metà fra il birmano antico e l’acese stretto. Durante la contestazione telefonica del telespettatore il veggente ascoltava pazientemente, lasciando che sul suo volto si delineasse quell’espressione che riporta alla mia memoria il viso del professore di religione al liceo, quando veniva raggiunto da un “caps” di carta insalivata, appuntita e scoccata dall’improvvisata cerbottana di un mio impietoso compagno di classe. Quell’espressione era una prodigiosa confluenza di tolleranza cristiana, pazienza di Giobbe e granitica indulgenza verso chi, ancora, non aveva accolto il Verbo. Contrariamente al sacerdote, però, il Mago Omar ogni tanto s’incazzava, e lo show assumeva connotazioni di un portentoso helzapoppin. Si narra della bizzarra telefonata in diretta effettuata da un siracusano (Tanino C.)(il cognome evitiamo di farlo pubblicamente, tanto lo sanno tutti) che chiedeva al chiromante come fare per ottenere due lavori, uno per sé e l’altro per lo stesso Omar, “…accussì c’ia finisci ‘i sparari minchiati a’ televisioni”. Si narra che il mago non gradì molto l’intervento e, con gli occhi di fuori, prese ad ingiuriare il povero Tanino, il quale ad ogni buon conto aveva già chiuso il telefono, soddisfatto del compimento della sua missione.
Lady Barbara, infine, era una signora di mezza età con una còfana di civettuoli e biondi riccioli che si facevano largo fra imponenti strass e diademi luccicanti. Tutto ciò faceva il paio con il suo solito abbigliamento morigerato degno di Madame de Pompadour e con le movenze affettate di un’invitata a Corte. Il risultato era un’atmosfera un po’ grottesca e kitsch, ma di buon effetto scenico.  Al termine della roboante presentazione fatta da un signore dal linguaggio forbito, però, il castello crollava improvvisamente al primo intervento vocale della Regina: “D”, “G” e “B” venivano bandite in malo modo e soppiantate da una messe di “T”, “C” e “P”. Il risultato era più o meno questo: “Puonasera, rincrazio il tottor Messina pella presentazione. Prima tella prima telefonata vi voglio recitare la mia uttima creatura”… [E’ vero, dimenticavo di dirvi che Lady Barbara era anche un’ispirata poetessa oltreché fine dicitrice delle sue liriche.] “Ittitolo è………………………….. [faceva delle pause interminabili] l’aurora”. [Musica di Richard Clayderman in crescendo.] “L’aurora………… Sei tu aurora che campi i colori deccielo durante le nostre………… ciornate. Sei tu aurora con il tuo compentio di cioie …………………………………… e tolori. Sei tu aurora tornata a farmi pattere ippetto pellamore vesso il monto………………….. incrato.  Sei tu, che ti cibbi della nostra essenza…………………vitale ma che ci recali ropoanti…………… emozioni. Sei tu, sei………………………………………………….…… l’aurora”.   Ginzberg, Merini, Cvetaeva, secoli interi di immagini, suggestioni e visioni sparivano improvvisamente lasciando il posto alla somma poetessa ed ai suoi inesplorati vertici elegiaci. Dopo il momento dedicato all’arte, scattava quello più atteso, le telefonate ed i fermi rimproveri rivolti agli ascoltatori che indugiavano troppo nel formulare la domanda; “…pecchè non è che possiamo attentere i suoi comoti, che se lei cià tutta la ciornata a disposizione, mi fa piacere, ma noi stiamo lavoranto!”  Insieme a Troisi, Amy, George Harrison e Philip Roth, Lady Barbara è fra le figure della mia gioventù che mi mancano di più.
Ma come siamo finiti nel ginepraio di questo amarcord trash?! Parlavamo di sindaci e, quindi, di ballottaggio: Reale ed Italia l’un contro l’altro in una tenzone che si preannuncia tutt’altro che scontata. Le forze disposte in campo si equivalgono in termini di popolarità e consenso, anche se Reale avrebbe perso la grande occasione di farcela al primo turno proprio per colpa (o merito) di Italia. I bene informati ritengono, infatti, che i punti che dividono i consensi ricevuti dal candidato Reale dai voti delle liste a lui collegate, siano in buona parte andati al candidato Italia che ha superato, di contro, le liste che sostenevano la sua candidatura di circa 4 punti. Insomma, secondo queste impressioni un bel po’ di voti che dovevano essere di Paolo Reale sarebbero invece finiti nel carniere di Francesco Italia grazie al famigerato voto disgiunto. Congetture, certo, in considerazione anche dell’imprevisto insuccesso di Fabio Moschella, dal cui serbatoio il vice sindaco in carica ha, in teoria, potuto agevolmente pescare. Non tragga in inganno, infine, il gap di punti percentuali fra i due aspiranti sindaco. I precedenti indicano che nulla si può dare per scontato quando si tratta di ballottaggio. A giocare un ruolo fondamentale potrebbero essere innumerevoli variabili come il decaduto interesse per l’elezione del Consiglio, l’estate che è già nel pieno della sua funzione, il battesimo della picciridda, la gita a Mondello, I Mondiali di calcio e, last but non least, un fenomeno contro il quale nulla si può: la canazza siracusana .

di BRUNO FORMOSA

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