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Siracusa, caso Scieri, relazione finale: fu aggredito non suicidio

Non fu suicidio. Questo riporta la relazione finale della commissione parlamentare d'inchiesta sulla morte del militare che ha concluso i lavori dopo 20 mesi. Diffonde la notizia Sofia Amoddio (Pd), Presidente della Commissione Scieri.

Il parà siracusano Emanuele Scieri fu aggredito prima di salire sulla torretta della caserma Gamerra di Pisa, ai piedi della quale fu ritrovato cadavere il 16 agosto 1999.
Non fu suicidio. Questo riporta la relazione finale della commissione parlamentare d'inchiesta sulla morte del militare che ha concluso i lavori dopo 20 mesi. Nella relazione, si legge che nella Gamerra c'era "un'altissima, sorprendente tolleranza verso comportamenti di nonnismo".

“L’approccio della Commissione è andato oltre la categoria del nonnismo, con l’obiettivo di qualificare la disciplina all’interno della Folgore e della caserma Gamerra, nella convinzione che proprio nelle falle e nelle distorsioni di questo sistema disciplinare si potessero rintracciare importanti elementi di responsabilità”. Lo dichiara Sofia Amoddio (Pd), Presidente della Commissione Scieri. “Il lavoro della Commissione è stato esteso e l’elevato numero degli auditi ha permesso un incrocio di dati e di versioni che ha consentito di evidenziare elementi di soggettività, episodi di reticenza e vere e proprie distorsioni dei fatti”. “È corretto rilevare che i 17 anni trascorsi, hanno agevolato gli approfondimenti della Commissione, atteso che molti degli auditi hanno raccontato la vita militare ed i fatti allora accaduti, senza alcun timore di subire ritorsioni, contrariamente a quanto avvenne all’epoca dei fatti in cui vi era una forte campagna mediatica. Nel 99 l'avvio incrociato delle indagini interne e di quelle della Procura, produssero un diffuso atteggiamento di timore e cautela”. Alcuni auditi hanno mostrato, in sede di esame della Commissione, atteggiamenti di chiara apertura su questioni fondamentali per ricostruire la vita della caserma Gamerra all’epoca dei fatti; altri, invece hanno continuato a negare e ciò evidenzia il permanere di sacche di fortissima reticenza o addirittura di vera e propria omertà nelle versioni di alcuni degli auditi su questioni definitivamente accertate, che lasciano immaginare altre ben più significative omissioni”. “Anche tra i responsabili dei vertici militati la Commissione ha riscontrato diverse percezioni del fenomeno del nonnismo, e della concezione stessa del fenomeno”. “A dispetto di quanto dalle dichiarazioni rese all’epoca ai giornali, infatti, alcune audizioni mettono in evidenza senza ombra di dubbio che anche tra i vertici della brigata c’era chi ben conoscendo le molte e variegate pratiche di prevaricazione in uso, le considerava un fatto non solo connaturato al mondo militare, ma addirittura una prerogativa particolarmente formativa della Folgore”.

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