UNO SPARO NEL BUIO

di Bruno Formosa

E’vero, a Siracusa non c’è più il circuito. Da anni. E noi siracusani, con l’automobilismo che ci scorre nel sangue a 300 chilometri per ogni ora che il buon Dio manda in terra, siamo contrariati. Cosa che a Maranello in termini di passione ci fanno un baffo, volendo contenere la metafora. L’assenza del circuito è per noi siracusani (non per tutti s’intende, a me ad esempio mi frega un po’ meno dello stato di salute di Trump) una ferita profonda con pochi margini di guarigione. Ma noi siracusani - si sa - siamo industriosi, ce la sappiamo cavare, abbiamo quello spirito d’adattamento che ci ha resi famosi nel mondo. Ci siamo adattati, ad esempio, a vivere in una città che si trasforma in un’enorme ed allegra cisterna quando piove (ma poi… che deve piovere per forza?! Non è colpa delle strade in definitiva, quelle fanno le strade. La colpa è della pioggia: la luna, non il dito, mannaggia a quando non volete capire…) Viviamo in una città che si fregia di essere fra le più inquinate d’Europa, ma con rare e dispettose particelle di ossigeno che ci rovinano la media. Abbiamo Ortigia che, da sola, potrebbe fare sbarcare il lunario ad intere generazioni di siracusani, se non fosse per la musica. Già… la musica! Dopo le sette di sera la musica dà fastidio, è ovvio.

 

Diciamolo: il vociare scomposto di ominidi festanti che, invece di leggere l’opera omnia di Filodamo di Scarfea, si mettono a cantare in coro i Lyrics born ed i Coldplay, è in forte distonia con la tradizione greca dalla quale proveniamo. Ve lo immaginate Euripide che, per quanto rivoluzionario, balla Ali shuffle o il Gioca Jouer?! Siamo seri, per favore. Stiamo divagando. Era del circuito che amabilmente trattavamo. Lo spirito di adattamento dei siracusani: niente circuito?! Chissenefrega, noi ce lo facciamo da soli. Quell’altrimenti inutile stradone all’ingresso della città è la nuova pista automobilistica d’Aretusa. E’ lì che si sfidano i Fittipaldi e i Raikkonen de noantri. Su Viale Scala greca sono stati registrati diversi record di velocità, ci sono stati epici scontri per l’aggiudicazione del trofeo regionale Gran Turismo “Malena Mastromarino”. Memorabile la giornata in cui Cicciu Sucasìmmula battè sul filo di lana ‘Nzulu u pisciaru. Insomma, è grazie all’attivismo di noi siracusani che la grave carenza è stata in qualche modo colmata. Purtroppo, però, come sempre le pubbliche amministrazioni ci mettono il becco e rischiano di rovinare tutto. Ma dico, avete mai visto nel bel mezzo della carreggiata di un circuito… LE AIUOLE?! Il risultato è, naturalmente, che in prossimità di queste aiuole (che in molti chiamano rotonde) il pilota è costretto a decelerare sensibilmente, e ciò determina da anni il pernicioso mancato raggiungimento di apprezzabili risultati internazionali.

 

Sotto il profilo squisitamente estetico, però, bisogna dare merito ai pubblici amministratori di avere avuto una buona idea: sull’asfalto sono state dipinte delle gustose opere neo-minimaliste. Si tratta di rettangoli bianchi circondati da una cornice rosso mattone. Alcuni sostengono che in gergo tecnico si chiamino “strisce pedonali” e che dovrebbero servire ad una cosa che non ricordo, però, a prescindere da tutto, sono fatte bene e spezzano la monotonia dell’asfalto. Ma in tutte le favole, ahimè, ci sono i buoni ma ci sono anche i cattivi, e nel nostro caso i cattivi sono quegli scellerati che hanno intenzione di raccogliere le firme per costringere il Comune di Siracusa a posizionare alcuni dissuasori sul manto stradale, con la banale scusa delle scuole che si trovano in prossimità di quella strada. Spostate le scuole, se proprio siete preoccupati e non massacrate i pomodorini agli amanti dello sport più bello del mondo. I soliti siracusani che sono buoni solo a criticare.

Continuiamo così, facciamoci del male (cit.) In questo momento, fortunatamente, tutti coloro i quali tengono le mani in pasta nella politica, hanno ben altro da fare che occuparsi di questioni marginali. Ci sono le elezioni, e d’emblée tutti i politici riempiono la loro agenda con vari appuntamenti ed impegni, smentendo le intollerabili ed inique voci che vorrebbero far credere che a molti di questi signori piace starsene con le mani in mano. Quest’anno, poi, con la storia dei 20 seggi in meno e con le voci insistenti circa la bocciatura di quei deputati che hanno fatto ‘u sceccu nto’ linzolu e che se la vedranno pietre-pietre, l’impegno dei procacciatori di voti è ancora più frenetico. Non vi stupite, dunque, se l’edicolante che non ha mai risposto al vostro saluto si produce in un assortimento completo di salamalecchi quando vi vede arrivare: suo cugino lavora nell’azienda di proprietà del padre di uno dei candidati, e manterrà il suo posto solo se le elezioni andranno bene. La cassiera del supermercato che ha misure a metà fra Saffi Karina e Kim Kardashian non vi ha mai filato d’un pezzo e improvvisamente vi fa gli occhi dolci? Non siete voi ad esservi trasformati in Brad Pitt, rilassatevi. Se l’elettrauto sotto casa, il più caro dell’universo conosciuto e che non vi ha mai fatto un centesimo di sconto, consegnandovi l’auto l’altro ieri vi ha rivolto un cordialissimo “Oggi offre la casa”, non è impazzito, aspetta un condono. Insomma, con un po’ di sano allenamento e con la giusta esperienza si possono riconoscere i procacciatori di voti in incognito anche a distanza, e quindi si può evitarli accuratamente. Il bottone che può attaccarvi una di queste zecche farebbe invidia anche a Dolce & Gabbana, parola di riconoscitore di procacciatori di voti.

Bruno Formosa

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