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Siracusa, storia di un malato di amianto

Siracusa, storia di un malato di amianto
Calogero Vicario, Coordinatore ONA Sicilia: "Noi lavoratori non siamo mai stati messi a conoscenza del rischio morbigeno cui eravamo esposti"

La storia di Calogero Vicario, coordinatore ONA, come quella di circa 25 mila lavoratori di Priolo Gargallo e Siracusa contaminati da amianto, alcune migliaia come Calogero malati di amianto, altri che lo possono essere nei prossimi anni, e migliaia di morti.

Questo il bollettino di una guerra non dichiarata. Ora l’impegno dell’ONA è affiancato anche da alcuni preti coraggio, come Don Palmiro Prisutto, arciprete della Chiesa madre di Augusta, e Don Rosario Lo Bello, che per proteggere i fedeli ha deciso di chiudere la chiesa e di evitare così che ci siano esposizioni ad amianto provocate da una vicina tettoia in amianto che si sta sgretolando. Meglio pregare a casa ed evitare di inalare le fibre e quindi di ammalarsi di mesotelioma, cancro polmonare e altri cancri che provocano la morte senza via di scampo, tranne che per intervento divino, l’unico che in possa in qualche caso salvare dalla fibra killer una volta inalata. Si appella all’aiuto di Dio, Calogero Vicario. Prega per lui e per gli altri Don Palmiro Prisutto, guida spirituale dell’ONA, mentre invece c’è chi si è ingrassato e ha fatto e fa profitto su migliaia di esseri umani attraverso l’uso dell’amianto e di altri cancerogeni. Un vero e proprio carnaio senza alcuna pietà. Neanche la possibilità di un combattimento leale, come fu quello tra Achille ed Ettore, in cui il vincitore restituì il cadavere all’anziano padre Anchise, nel rispetto di quella pietas pur nel cruento scontro del poema.

Assieme ad alcuni colleghi, qualche anno fa, mi sono sottoposto a dei controlli specifici: in tutti noi hanno trovato delle fibre nei bronchi, alcuni adesso stanno già lottando contro il male dei mali. Ma noi, purtroppo, siamo fuori dai benefici previdenziali per ridotta aspettativa di vita, decine di persone non ci arrivano alla pensione, perché muoiono prima

E’ questa la storia del Sig. Calogero Vicario, lavoratore siciliano esposto all’amianto durante il periodo lavorativo all’interno di un’officina metalmeccanica presso il petrochimico Priolo-Augusta-Melilli, detto anche il triangolo della morte, dove tutto era in fibra di amianto, e nessuno, neanche chi era preposto alla vigilanza ed alla salvaguardia dei diritti dei lavoratori, si era premurato di allertare lui e i suoi sventurati colleghi. La Sicilia, terra di storia, di cultura e di bellezza, è stata flagellata dall’amianto che continua a mietere vittime. Grazie all’impegno dell’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, fin dall’autunno del 2008, del Sig. Calogero Vicario (Coordinatore Regionale ONA) e del Parlamentare Nazionale Regionale Dott. On.le Pippo Gianni (componente Comitato Tecnico Scientifico ONA), l’assemblea regionale siciliana si è dotata di uno strumento legislativo all’avanguardia: la legge regionale 10 del 29.04.2014. Questa legge all’art. 8 stabiliva anche la creazione di un centro regionale per la terapia e cura presso l’Ospedale Muscatello di Augusta, e veniva costituito un cronoprogramma che, se rispettato, avrebbe permesso di salvare molte vite umane. Lo ha gridato forte e chiaro invocando l’aiuto di Dio anche Don Palmiro Prisutto, arciprete della Chiesa di Augusta e guida spirituale delle vittime dell’amianto e dell’ONA, il quale ha dichiarato:

Battaglia da condurre insieme con l’ONA. E’ grave – aggiungeva il battagliero sacerdote – che ci sia la consapevolezza da parte delle istituzioni sulle morti causate da amianto ed inquinamento tra Priolo, Melilli, Augusta e Siracusa, ma si perpetui in silenzio che è sinonimo di incapacità di intervento e vigliaccheria in un territorio trasformato in una delle pattumiere d’Italia

l sito dell'Ona riporta la storia di Calogero

Ho lavorato come saldatore, insieme a centinaia di lavoratori, dal 1985 al 2011. Ho maneggiato l’amianto tutti i santi giorni durante l’orario di lavoro per evitare cricche di saldatura causate da un brusco raffreddamento.
Quando il manufatto si raffreddava fino a temperatura ambiente, le coperte di amianto venivano rimosse e utilizzate per avvolgere gli altri manufatti già saldati, con elevata areo dispersione di fibre e polveri di amianto nell’ambiente lavorativo.
Infatti, l’ambiente lavorativo veniva avvolto da polvere con dispersione di fibre nell’aria che venivano facilmente inalate dal sottoscritto e dai miei colleghi, in quanto i nostri titolari avevano organizzato il luogo di lavoro senza prevedere aspiratori per le polveri e delle maschere protettive per gli operai. Le temperature all’interno dello stabilimento erano molto elevate in quanto i materiali venivano lavorati ad altissima temperatura, e ciò richiedeva l’utilizzo di indumenti e altri dispositivi individuali di protezione anticalore, tra cui le tute ignifughe, ghette, grossi guantoni anticalore, cuscini anticalore, coperte, etc. tutto in amianto.
Gli stessi capannoni industriali, magazzini e quant’altro, disposti lungo tutto il perimetro presso cui si svolgeva l’attività di lavoro presentavano la copertura del tetto in Eternit contenenti fibre di amianto.
La presenza delle suddette coperture in Eternit sottoposte a vibrazioni e a naturale e continuata usura rilasciavano polveri e fibre di amianto causando dispersione delle fibre nell’ambiente di lavoro che si andavano ad aggiungere a quelle determinate dall’attività degli altri lavoratori con la conseguente forte esposizione dei lavoratori a questa sostanza cancerogena. L’amianto, in forma friabile, era presente anche nei forni per l’essiccamento e per il mantenimento dei flussi di saldatura.
Ero esposto anche in modo indiretto anche per le attività di lavoro degli altri colleghi, così anche coloro che erano addetti alle pulizie, al molatore, al calandratore, al carpentiere e al montatore, a coloro che erano addetti ai controlli non distruttivi, al controllo visivo, agli addetti alla pressa, al forno, agli addetti ai trattamenti termici, etc.. Spesso i pezzi da lavorare, contaminati da questi materiali polverosi, venivano puliti con il getto di aria compressa disperdendo la polvere nell’ambiente chiuso, rendendo l’aria irrespirabile. Si alzavano tali e tante fibre e polveri in amianto che gli indumenti cambiavano colore e assumevano quello delle polveri di amianto. A fine turno, inoltre, per mancanza di aria compressa o per altri motivi non c’era la possibilità di provvedere alla pulizia delle tute da lavoro quindi questi indumenti li portavo a casa cosi pieni di polvere come erano e senza rendermene conto portavo l’amianto nella mia macchina e a casa mia esponendo al contatto mia moglie che giornalmente provvedeva alla pulizia della tuta.
Noi lavoratori non siamo mai stati messi a conoscenza del rischio morbigeno cui eravamo esposti per la presenza di amianto e quindi pulivano le tute con aria compressa.
Inoltre, negli ambienti di lavoro del sito di Priolo Gargallo, si è comunemente utilizzato amianto in una miriade di strumentazioni, in attività di uso quotidiano, come per esempio coperte termiche, isolanti termici ed altri manufatti contenenti fibre di amianto, nonchè amianto in forma compatta e friabile, mai sottoposto a smaltimento o a bonifica determinando l’esposizione diretta ed indiretta di tutti i lavoratori fino alla cessazione dell’attività di lavoro avvenuta nel 2011.
Per tutti questi anni, circa 27, ho lavorato insieme a centinaia di lavoratori sempre nello stesso sito, nel quale non vi è mai stato nessun tipo di bonifica. Ad oggi nella struttura, non si svolge più nessuna attività di lavoro e versa nell’abbandono più assoluto, inoltre, la prolungata esposizione agli agenti atmosferici determina il rilascio di fibre nell’ambiente. In data 16.11.2009, in seguito alla prescrizione del medico curante, venivo sottoposto a visita specialistica in Medicina del lavoro presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese, Centro di Riferimento per le malattie professionali, UO Medicina del lavoro (direttore Prof. Pietro Sartorelli), e venivo contestualmente ricoverato “per eseguire accertamenti diagnostici in merito a pregressa esposizione lavorativa ad asbesto”.
È stato realizzato un lavaggio broncoalveolare per esame multidiagnostico, citologico, colturale e mineralogico del BAL. Il lavaggio broncoalveolare mette in evidenza la presenza di corpuscoli di asbesto pari a 0,3 per ml specificando che si tratta di fibre di crisotilo pari a 248 per ml. In data 20.11.09, venivo dimissionato con diagnosi di “bronchite cronica, pregressa esposizione lavorativa ad asbesto".
Respiro malissimo ma cerco di fare tutto ciò che mi fa sentire come gli altri. Non lascerò che sia la malattia a vincere…Questa è la mia storia!

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